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Differenze tra Eritz (Heritz), Serapi, Bakhshaish

Differenze tra Eritz (Heritz), Serapi, Bakhshaish

Heriz (Eritz), Serapi e Bakhshaish sono tre denominazioni strettamente imparentate, ma identificano livelli qualitativi e stilistici diversi all’interno della stessa area di produzione, situata nel nord-ovest dell’Iran, nei pressi del Monte Sabalan (Azerbaijan iraniano).

Tutti e tre provengono dall’area di Heriz, un distretto che include diversi villaggi famosi:

  • Heriz (Eritz) → centro principale e nome “ombrello” per tutta la produzione.

  • Bakhshaish → villaggio a sud-ovest di Heriz.

  • Stile e disegno

    🔸 Heriz

    • Geometrico e deciso, con grande medaglione centrale “a stella”.

    • Motivi angolari e colori forti (rosso, blu notte, avorio, verde rame).

    • Aspetto “rustico”, molto decorativo.

    🔸 Serapi

    • Disegni più spaziosi, eleganti e raffinati, con ampi fondi chiari.

    • Palette più morbida e armoniosa: salmone, celeste, avorio, rosa pallido.

    • Struttura equilibrata e simmetrica, resa con estrema precisione.

    • Rarità: solo tappeti fatti a mano prima del 1910 circa.
      👉 È la “versione aristocratica” del Heriz.

    🔸 Bakhshaish

    • Disegno più libero e tribale, con elementi di derivazione caucasica.

    • Spesso mancano bordure complesse: tutto appare più spontaneo e primitivo.

    • Colori caldi e naturali (ruggine, blu tenue, beige, oro).

    • Lana soffice, patina setosa.
      👉 È la “versione più antica e genuina”, talvolta considerata il ponte tra i tappeti caucasici e quelli persiani.

  • Serapi → nome commerciale per i tappeti Heriz antichi e fini, spesso prodotti nei villaggi più vicini alla pianura di Tabriz.

     

    Caratteristica Heriz (Eritz) Serapi Bakhshaish
    Epoca tipica XX secolo (1900-oggi) Fine XIX – inizi XX secolo Fine XIX – inizio XX secolo
    Finezza nodi Medio-grossolana (30-80 kpsi) Fina (80-160 kpsi) Medio-fine (60-100 kpsi)
    Materiali Ordito cotone, trama cotone o lana Ordito cotone o lana, lana pregiata Lana su lana, spesso più morbida
    Spessore Spesso, robusto Più sottile e flessibile Più soffice e compatto
    Nodo Ghiordes (turco) Ghiordes fine e regolare Ghiordes medio, battuto fitto

Heritz, Eritz, SERAPI, Bakhshaish

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Tappeti Orientali: come riconoscere un originale e non cadere nei falsi

 


 

I tappeti orientali hanno da sempre esercitato un fascino senza tempo. Non sono semplici oggetti d’arredo, ma vere e proprie opere d’arte che raccontano storie, culture e tradizioni millenarie. Ogni tappeto annodato a mano porta con sé il lavoro paziente di artigiani esperti, che in mesi o addirittura anni intrecciano fili di lana, seta o cotone per creare disegni unici e irripetibili.

Il loro valore artistico ed economico è indiscutibile, ma proprio questo ha generato un mercato parallelo fatto di imitazioni industriali e falsi spacciati per autentici. In questo articolo scopriremo come distinguere un tappeto orientale originale da un falso, quali sono gli elementi da osservare e quali accorgimenti adottare per acquistare in sicurezza.


Perché i tappeti orientali vengono falsificati

Un tappeto persiano autentico può costare da qualche migliaio fino a decine di migliaia di euro, a seconda della provenienza, della qualità dei materiali e dell’epoca. È quindi comprensibile che il mercato sia invaso da riproduzioni economiche vendute come “originali” a prezzi sospettosamente convenienti.

Le imitazioni non sono solo prodotti industriali: talvolta vengono realizzati in Paesi diversi dalla zona di origine, ma copiando disegni e motivi tradizionali. È il caso dei cosiddetti “pseudo-persiani”, tappeti tessuti in India, Pakistan o Cina che riprendono i motivi tipici di Kashan, Tabriz o Isfahan.


5 criteri fondamentali per distinguere un originale da un falso

1. Nodo e lavorazione

Il nodo è la prima caratteristica da controllare.

  • Tappeti autentici: sono annodati a mano, nodo per nodo. Guardando il retro, noterai nodi irregolari, mai perfettamente identici. La densità dei nodi varia da poche decine a centinaia per cm².

  • Falsi: realizzati a macchina, presentano nodi perfetti e regolari. Il retro appare come un disegno stampato, con linee troppo precise.

2. Materiali

La materia prima racconta subito la verità.

  • Originali: lana, seta, cotone, talvolta lana kurk o lane pregiate. Le fibre naturali sono calde, morbide, resistenti e cambiano riflesso alla luce.

  • Falsi: fibre sintetiche come viscosa, poliestere o acrilico. Al tatto risultano fredde e scivolose, spesso troppo lucide.

3. Colori e tinture

Il colore è la voce più sincera del tappeto.

  • Originali: tinte naturali vegetali o minerali. Presentano variazioni di tonalità (abrash) che danno vitalità al disegno. Col tempo non perdono fascino, ma acquistano patina.

  • Falsi: colorazioni chimiche, piatte, uniformi e spesso eccessivamente brillanti. Col passare del tempo tendono a scolorire o a scaricare.

4. Disegni e simmetrie

Il disegno rivela se dietro c’è una mano o una macchina.

  • Originali: i motivi (medaglioni, fiori, geometrie) possono avere piccole asimmetrie, segno della mano dell’artigiano. Ogni tappeto è un pezzo unico.

  • Falsi: disegni e simmetrie perfetti, ripetitivi, senza anima né variazioni.

5. Prezzo

Un tappeto originale richiede tempo e lavoro.

  • Originali: costi proporzionati al lavoro artigianale. Anche un tappeto di piccole dimensioni può valere diverse migliaia di euro.

  • Falsi: prezzi bassi e “occasioni” sospette. Un persiano autentico non può costare poche centinaia di euro nuovo.


I tappeti più contraffatti

Alcuni modelli sono più soggetti a imitazioni per la loro fama mondiale:

  • Persiani Kashan, Tabriz, Isfahan: noti per i loro motivi floreali e medaglioni.

  • Caucasici antichi: come Shirvan, Daghestan, Karabagh, molto ricercati dai collezionisti.

  • Turchi Hereke in seta: tra i più raffinati, spesso copiati industrialmente in viscosa.


Come acquistare in sicurezza

  1. Rivolgiti a professionisti del settore: negozi specializzati, esperti certificati, case d’asta affidabili.

  2. Richiedi sempre una perizia o certificato di autenticità: un documento che descrive provenienza, materiali, nodo e valore stimato.

  3. Diffida dei prezzi troppo bassi: dietro a un “affare” spesso si nasconde una truffa.

  4. Controlla il retro e tocca il vello: i dettagli non mentono mai.

  5. Affidati a servizi di consulenza e valutazione: in caso di dubbio, un occhio esperto riconosce immediatamente l’originale.


Consigli pratici per chi possiede già un tappeto

  • Lavaggio: affidalo a laboratori specializzati. I tappeti orientali non devono mai essere lavati a secco o con detergenti aggressivi.

  • Manutenzione: aspira delicatamente, senza spazzole rotanti. Evita esposizione prolungata al sole.

  • Restauro: se consumato o danneggiato, un intervento professionale ne preserva il valore.

  • Valutazione periodica: sapere il valore attuale del proprio tappeto aiuta a proteggerlo e, se necessario, assicurarne il patrimonio.


FAQ – Domande frequenti

Come capire se un tappeto è persiano autentico?
Controlla il nodo (detto “senneh”), i motivi floreali e la qualità della lana. Un esperto può confermare la provenienza.

I tappeti industriali hanno valore?
Solo come arredamento. Non possiedono alcun valore artistico o collezionistico.

Conviene restaurare un tappeto antico danneggiato?
Assolutamente sì: un tappeto autentico restaurato mantiene o addirittura aumenta il suo valore, purché il lavoro sia affidato a mani esperte.

Esistono tappeti orientali moderni ma autentici?
Sì: in Iran, Turchia, India e Caucaso ancora oggi si producono tappeti annodati a mano di grande qualità, spesso con disegni contemporanei.


Attenzione 

Da poco tempo sono apparsi sul mercato tappeti in seta spacciati come Qum tutta seta ma in realtà sono imitazioni ben fatte a macchina realizzati in Iran con seta di Bamboo, difficilmente riconoscibili se non da esperti.

 

Conclusione

Un tappeto orientale originale non è solo un complemento d’arredo, ma un pezzo di cultura e bellezza destinato a durare nel tempo. Imparare a distinguere l’autentico dal falso significa proteggere il proprio investimento e rendere giustizia al lavoro degli artigiani che, nodo dopo nodo, hanno dato vita a queste opere uniche.

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Come prenderci cura dei nostri tappeti antichi

“Custodi di una Storia: come prendersi cura dei tappeti antichi”


Introduzione

I tappeti antichi non sono semplici elementi d’arredo: sono testimoni silenziosi del tempo, portatori di storie, maestrie tessili, tradizioni. Conservare la loro bellezza richiede pazienza, delicatezza e conoscenza. In questo articolo ti guido passo dopo passo attraverso le buone pratiche per mantenere un tappeto antico in buone condizioni, prevenire danni e, quando serve, affidarsi ai professionisti giusti.


1. Conoscere il proprio tappeto

Prima di tutto, per prendersi cura bene di un tappeto antico è utile sapere:

  • Materiali: lana, seta, cotone, fibre miste. I materiali naturali richiedono trattamenti molto più delicati rispetto alle fibre sintetiche.

  • Tecnica di lavorazione: annodato a mano, kilim, tessuto a trama.

  • Condizioni attuali: verifica usura, zone più sfruttate, presenza di macchie, frange danneggiate.

  • Provenienza e storia: conoscere storia, epoca e provenienza può aiutare a decidere il grado di intervento accettabile (riparazioni, restauro).

Questa fase di “diagnosi” aiuta a valutare se intervenire da soli o rivolgersi a restauratori professionisti.


2. Manutenzione ordinaria (quotidiana / settimanale)

Ecco le piccole attenzioni che, fatte con costanza, prolungano la vita del tappeto:

2.1 Rimuovere progressivamente la polvere

  • Passa l’aspirapolvere con modalità delicata, evitando la spazzola rotante che potrebbe sollecitare i nodi. 

  • Se il tuo aspirapolvere ha regolazioni, usa la potenza minima.

  • Evita di aspirare le frange (se molto delicate).

  • In alternativa, si può battere delicatamente il tappeto (ma con cautela, per non danneggiare le fibre). 

  • Ruota il tappeto ogni pochi mesi, in modo che l’usura di calpestio non si concentri sempre negli stessi punti. 

2.2 Evitare l’esposizione dannosa

  • Limita l’esposizione diretta alla luce solare, che con il tempo può scolorire le fibre. Controlla temperatura e umidità: ambienti troppo caldi, umidi o con sbalzi importanti favoriscono muffe, tarme o deterioramento.

  • Evita di collocare piante sopra o troppe fonti d’acqua vicino che possano umidificare il tessuto.

  • Se in zona soggetta a umidità (cantine, seminterrati), valuta deumidificatori o ambienti controllati.

2.3 Macchie e versamenti: intervento tempestivo

  • Se cade liquido, tampona senza strofinare, usando un panno bianco pulito. Parti dal bordo verso il centro. 

  • Prima di usare qualsiasi detergente, fai un test su una zona nascosta per verificare che i colori non perdano 

  • Usa detergente delicato, preferibilmente specifico per tappeti e fibre naturali (oppure shampoo per capelli se il tappeto è in lana).Mai candeggina, solventi aggressivi, vapore eccessivo.

  • Dopo l’intervento, asciuga completamente, sollevando la parte bagnata su una superficie che favorisce la ventilazione. 


3. Pulizie più profonde e lavaggi

Anche con la migliore manutenzione quotidiana, col tempo è necessario un intervento più profondo.

3.1 Con quale frequenza

Molti esperti consigliano di fare una pulizia profonda ogni 3-5 anni per tappeti antichi, salvo situazioni particolari.
Se il tappeto è in zona ad alto traffico, questa frequenza può aumentare.

3.2 Come procedere

  • Il lavaggio completo è delicato: deve avvenire con acqua tiepida (non calda) e detergente neutro.

  • Si consiglia di affidarsi a professionisti specializzati in tappeti antichi, in particolare quando vi siano fibre delicate, zone consunte o tinture instabili. 

  • Il personale professionista può eseguire lavaggi mano, risciacqui controllati, asciugature su piani ventilati. 

  • Evita di avvolgere il tappeto in plastica quando è bagnato: può trattenere umidità e favorire muffe.

  • In fase di stoccaggio, si preferisce avvolgerlo su tubo neutro, con carta priva di acidi, evitando pieghe stressanti. 


4. Riparazioni e restauro

Con il tempo, possono emergere danneggiamenti come piccoli buchi, frange consumate, fili sciolti.

  • Valuta interventi di restauro tessile da esperti, che sanno integrare nuove fibre mantenendo lo stile e rispettando l’originale.

  • Diffida di riparazioni eccessivamente invasive che alterino struttura o aspetto.

  • Conserva gli “avanzi” (schegge, fili originali) per eventuali confronti futuri.

  • Ogni intervento va documentato (foto, descrizione) per mantenere la storia del pezzo.


5. Conservazione e stoccaggio

Se vuoi mettere via un tappeto (stagionalmente o temporaneamente), considera:

  • Pulirlo accuratamente prima dello stoccaggio per eliminare polvere, insetti, residui.Conservare in ambiente asciutto, ventilato, lontano da luce diretta.

  • Non usare involucri plastici sigillati; meglio carta neutra o tessuto respirante. 

  • Arrotolarlo con cura (non piegarlo), preferibilmente con lato a pelo rivolto verso l’interno.

  • Controllare periodicamente lo stato durante lo stoccaggio (muffe, parassiti).

  • Potenzialmente inserire trappole anti-tarme (con cautela, evitando prodotti troppo aggressivi).


6. Falsi miti e errori da evitare

  • “Più si battano i tappeti, meglio è”: no — battere troppo insistentemente o con forza può danneggiare nodi e fibre. 

  • Vapore o pulitori a vapore non sono sicuri per tappeti antichi, perché il calore e l’umidità possono rovinare fibre e tinture.

  • Lavaggio frequente in casa: rischioso, se non si ha esperienza.

  • Candeggina e solventi forti sono da evitare.

  • Ignorare la manutenzione quotidiana, pensando che il tappeto possa essere “sistemato in seguito”: lo sporco accumulato danneggia progressivamente.


7. Perché vale la pena

Curare un tappeto antico non è solo una questione estetica:

  • Si preserva un oggetto d’arte e di memoria.

  • Si evita che piccoli problemi degenerino in danni irreversibili.

  • Si valorizza il valore affettivo e – se il tappeto ha valore commerciale – il valore economico.

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Come conservare i tappeti quando non si utilizzano

Come conservare correttamente i tappeti che non si usano più

Hai un tappeto che, per un motivo o per un altro, non stai più usando? Magari perché hai cambiato arredamento, stai ristrutturando casa o semplicemente non sai dove metterlo. Qualunque sia la ragione, c'è un modo giusto per conservarlo, e piegarlo dentro un armadio non è tra questi!

Mai piegare, sempre arrotolare

Il primo errore da evitare è piegare il tappeto. Le pieghe possono danneggiare in modo permanente la struttura del tessuto, lasciando segni visibili e indebolendo le fibre nel tempo. La soluzione migliore è arrotolarlo con il pelo rivolto verso l’interno, in modo da proteggerlo meglio da polvere, luce e agenti esterni.

Dove conservarlo? In una stanza fresca (ma non umida)

Una volta arrotolato, il tappeto va riposto in un ambiente fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e, soprattutto, dall’umidità. L’umidità è una delle peggiori nemiche dei tappeti: può favorire la formazione di muffe, macchie e cattivi odori difficili da eliminare.

Copertura protettiva: sì al cotone, no alla plastica

Per proteggere il tappeto da polvere, insetti e tarme, è consigliabile avvolgerlo in un telo di cotone traspirante. Il cotone permette al tessuto di “respirare” e tiene lontani i parassiti. Al contrario, mai usare sacchetti di plastica o pellicole impermeabili: trattengono l’umidità e creano un ambiente chiuso che può danneggiare seriamente il tappeto nel tempo.

Un piccolo trucco anti-tarme

Per maggiore sicurezza, puoi inserire qualche bustina di lavanda essiccata o cedro naturale vicino al tappeto. Oltre a lasciare un buon profumo, questi rimedi naturali aiutano a tenere lontane le tarme senza l’uso di sostanze chimiche.

Controlli periodici e manutenzione preventiva

Anche se non lo usi, non dimenticarti del tappeto! Una volta ogni 3-4 mesi è buona abitudine aprirlo, arieggiarlo per qualche ora e controllare che non ci siano segni di muffa, tarme o macchie. Questo piccolo gesto può salvarti da brutte sorprese.

Meglio lavarlo prima di conservarlo

Ultimo consiglio, ma non meno importante: prima di riporre un tappeto per lungo tempo, fallo lavare o restaurare da professionisti. Polvere e sporco invisibili possono diventare un terreno fertile per batteri e insetti. Un lavaggio accurato lo preserva e lo mantiene in condizioni perfette fino al prossimo utilizzo.


In sintesi: se vuoi conservare al meglio i tuoi tappeti inutilizzati, arrotolali, coprili con un telo di cotone, mettili in un ambiente fresco e asciutto, controllali ogni tanto… e soprattutto, fai in modo che siano puliti prima di metterli via. Un tappeto ben conservato è un tappeto che vivrà a lungo — e farà ancora la sua bella figura quando tornerà al suo posto.

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Indicate altezza del tappeto arrotolato e diametro del rotolo.

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